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École française di Roma, Marin: “Droni, 3D e georadar rivoluzionano la ricerca”

Poco più di 150 anni fa, il decreto del 25 marzo 1873 creava la “sezione romana” dell’École française d’Athènes, all’origine dell’École française de Rome istituita nel 1875 con sede a Palazzo Farnese. In occasione dell’anniversario il prestigioso istituto svela come il digitale sta cambiando le attività, le ricerche e il modo di elaborare progetti. Ne parliamo con la direttrice Brigitte Marin.

Marin, in che modo la digitalizzazione e le nuove tecnologie cambiano il modo di fruire la cultura?

Il digitale e le nuove tecnologie occupano un posto fondamentale in tutte le nostre attività di ricerca, formazione e diffusione della conoscenza in storia, archeologia e scienze sociali. In questo inizio del XXI secolo, l’École française de Rome ha cambiato pelle proprio grazie alla digitalizzazione e al movimento globale della scienza aperta, promuovendo una ricerca accessibile per tutti e condivisa. Che siano indagini in archivio, studi in laboratorio o scavi archeologici, ormai tutte le ricerche, sviluppate in cooperazione con numerosi partner in Italia e nell’area mediterranea, si fondano sulle innovazioni tecnologiche – rilievi di fotogrammetria con drone, Lidar, georadar, modellazione e restituzione 3D, ecc. Nel campo della tutela e della fruizione del patrimonio, ma anche nell’ambito delle nuove conoscenze, le tecnologie più recenti offrono possibilità di restituzioni e contestualizzazioni molto precise e rigorose, in un modo stupefacente nel campo dell’archeologia con nuove modalità per preservare e mostrare poi le strutture rinvenute in realtà aumentata, mostre virtuali, stampa 3D.

Un esempio di fruizione culturale?

La ricostruzione della sala da pranzo rotante, la Cenatio Rotunda, che Nerone immaginò sul Palatino per la sua Domus Aurea, ha trovato spazio in una cornice d’eccezione a Francoforte, in una mostra in corso alla Liebieghaus Skulpturensammlung. Il modello stampato in 3D è frutto di una sinergia tra l’École française de Rome e il Centro interdipartimentale di ricerca DigiLab di Sapienza Università di Roma (Archeo&Arte3D Lab). E un video della visita virtuale della Cenatio Rotunda è pubblicato sul nostro canale Youtube. Un altro esempio è la mostra Le korai di Medma tra di noi. Gli ex voto di un santuario greco restuiti tramite fotomodellazione allestita nella nostra galleria a piazza Navona e presso l’Accademia d’Ungheria in Roma. Ci ha permesso di avvicinare il pubblico a uno degli aspetti del lavoro degli archeologi al di fuori dello scavo, per studiare le statuette di terracotta rinvenute nel territorio dell’antica Medma, l’odierna Rosarno in Calabria. Numerose risorse sono ora consultabili online, in modo gratuito: i nostri libri e le nostre riviste, una collezione di podcast e di video per scoprire in un altro modo la ricchezza dei risultati delle ricerche, e anche una collezione di articoli scientifici disponibili nell’archivio aperto digitale “HAL”. Uno dei blog dell’École sulla piattaforma Hypothèses permette inoltre di far conoscere le sue attività, di condividere idee e pratiche e di raccontare lo sviluppo dei progetti a lungo termine.

Quali progetti di innovazione digitale ha messo in campo l’École française de Rome?

Uno dei nostri obiettivi prioritari è quello di sostenere i ricercatori nell’uso della tecnologia digitale e nella gestione e visualizzazione dei dati di ricerca, fornendo loro una gamma di servizi su misura per le loro esigenze. In questo senso, il laboratorio di archeologia, a Piazza Navona, si sta trasformando in un vero e proprio luogo di studio e di formazione, offrendo ai ricercatori delle condizioni di lavoro adeguate e attrezzature performanti. Occorre sottolineare che, tra tutti i servizi, la biblioteca è quella che ha subito i maggiori cambiamenti con una completa riorganizzazione delle sue collezioni e la messa a disposizione delle risorse online per i lettori.

Ovvero?

Il catalogo digitale, on line dal 2007, riunisce oggi il patrimonio librario e documentario di tre biblioteche: il nostro, quello dell’Accademia di Francia a Roma e la documentazione del Centre Jean Bérard di Napoli. In linea con la scienza aperta, questo strumento propone un numero sempre maggiore di collegamenti verso risorse in open access. Un referente per l’Open Access, nel nostro personale, coordina e orienta le nostre attività in questo campo, come un ingegnere dedicato al livello della Rete delle Écoles françaises à l’étranger che raduna cinque ente simili all’Efr.

E sul fronte ricerche, invece, che è un’attività core per l’École?

Sul fronte delle ricerche, il progetto PerformArt sulle arti dello spettacolo a Roma tra XVII e XVIII secolo, finanziato dall’European Research Council, si è concluso di recente con l’apertura di una banca dati liberamente accessibile online. L’ampia ricerca condotta negli archivi e nelle biblioteche romane ha permesso di trovare opere, in particolare partiture musicali, che possono essere di interesse per gli artisti di oggi. In questo modo, il progetto ha potuto collegarsi alle pratiche creative contemporanee, non solo nel campo della musica, ma anche della danza e della pittura. Il sito mette a disposizione della comunità scientifica e del pubblico tutte le scoperte: oltre 6.000 trascrizioni di documenti d’archivio e circa 2.500 eventi e spettacoli, così sottratti all’oblio.

Quali progetti avete in cantiere?

La scelta tra i tanti e considerevoli progetti in cantiere per i prossimi anni è ardua. Ma posso citarne due che riguardano la storia del patrimonio custodito a Palazzo Farnese, la nostra sede a Roma da quasi 150 anni, condivisa con l’Ambasciata di Francia in Italia. L’ultima novità riguarda un grande progetto per studiare e promuovere una collezione di antichità appartenente alla nostra istituzione, ospitata a Palazzo Farnese. La storia di questa collezione illustra quella, più ampia, della nostra istituzione ai suoi esordi. È nata negli ultimi decenni del XIX secolo dal desiderio di Auguste Geffroy, primo direttore dell’École a Palazzo Farnese nel 1875, di creare un “museo” che era senza dubbio destinato a formare i membri scientifici al trattamento degli oggetti archeologici. Per presentare la storia di questa collezione, non solo sarà inaugurata una mostra a fine maggio prossimo, accompagnata da un catalogo ragionato inedito, ma il progetto si svilupperà anche in digitale con un’esposizione on line delle opere e il modello fotogrammetrico 3D di alcune opere. Inoltre, è stato avviato un progetto di ricerca sulla conservazione, il restauro e la fortuna critica della Galleria dei Carracci con la sua magnifica volta affrescata tra il 1597 e il 1608, dai fratelli Annibale e Agostino Carracci, esponenti del nuovo classicismo cinquecentesco. In collaborazione con diverse istituzioni, il progetto Carracci ConservArt incrocia i risultati tecnici e scientifici con le ricerche storico-critiche svolte sull’opera. Carracci ConservArt è anche il nome di un archivio digitale specificamente creato, sotto la guida della Soprintendenza Speciale di Roma, per questo studio che prevede di raccogliere tutti i dati inediti del restauro della galleria, svoltosi nel 2015, e consentire l’apertura di nuove prospettive di ricerche. Data l’importanza storica del patrimonio analizzato, l’équipe di ricercatori ha anche pubblicato un blog dove presenta il progetto e le sue tematiche, informa sul suo sviluppo e diffonde la sua attualità. È rivolto sia alla comunità scientifica internazionale che al grande pubblico.

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