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Il 118 sperimenta un drone che può salvare la vita a chi ha un arresto cardiaco

La prima simulazione a Taranto, con l’obiettivo di abbattere i tempi di soccorso e ridurre del 40% la mortalità

Francesco Palma

Quello delle tempistiche del primo soccorso è un tema sempre caldo. A volte 30 secondi in meno possono fare la differenza e salvare una vita, per questo il SIS 118 ha progettato un drone in grado di trasportare defibrillatori e medicine in tempi rapidi in caso di arresto cardiaco. Il progetto sperimentale si chiama SEUAM (Sanitary Emergency Urban Air Mobility) e il drone ha preso il volo a Taranto, nel molo di Sant’Egidio, per una prima simulazione.

Il drone che trasporta un defibrillatore

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Il progetto mira proprio ad abbattere i tempi di soccorso alla vittima in caso di arresto cardiaco. Nella simulazione, un testimone sul posto ha effettuato un massaggio cardiaco utilizzando il defibrillatore trasportato dal drone, sotto la guida telefonica della Centrale Operativa del 118, con operatori specializzati in grado di “guidare” il soccorritore sul posto. Il drone può trasportare non solo un defibrillatore semiautomatico, ma anche farmaci, sangue ed emoderivati.

L’importanza del primo soccorso

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“Abbattere i tempi del soccorso fa la differenza tra la vita e la morte” ha spiegato Mario Balzanelli, presidente nazionale del SIS 118 a capo della sperimentazione: “Assicurare l’inizio delle compressioni toraciche entro i primi 3 minuti dall’attacco cardiaco e l’erogazione della scarica elettrica del defibrillatore entro i primi 5 minuti fa la differenza, perché consente di salvare, senza esiti neurologici, almeno il 40% di questi soggetti altrimenti destinati a morte certa”. L’obiettivo del progetto è proprio quello di ridurre le morti evitabili, attraverso l’uso questi droni superveloci.